I Paesi dell’Unione europea hanno imposto sanzioni nei confronti di dieci individui coinvolti nella repressione del partito di opposizione Yabloko e nella sua esclusione dalle elezioni della Duma, oltre che contro altri dieci individui e diciassette entità legati alla deportazione illegale e all’assimilazione forzata di bambini ucraini. È quanto deciso il 28 settembre dal Consiglio dell’UE, pochi giorni dopo le elezioni per la Duma di Stato, la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa, svoltesi dal 18 al 20 settembre, le prime dall’inizio della guerra su vasta scala contro l’Ucraina. Le consultazioni hanno visto la vittoria del partito Russia Unita con il 57,83% dei voti.
Le autorità russe hanno giustificato l’esclusione di Yabloko contestando alla formazione politica una serie di presunte violazioni, tra cui infrazioni del diritto d’autore, estremismo e altri illeciti. Secondo il Consiglio dell’UE, Yabloko è stato l’unico partito politico russo ad essersi opposto apertamente alla guerra di aggressione contro l’Ucraina e i provvedimenti adottati nei suoi confronti si inseriscono nel più ampio quadro della repressione dell’opposizione democratica e dell’indebolimento dello Stato di diritto in Russia.
La decisione di escludere Yabloko dalle elezioni è stata adottata dalla Corte Suprema russa in seguito a un ricorso del partito nazionalista Rodina. Tra i sanzionati dall’Unione europea figurano tre giudici della Corte Suprema e un funzionario della Procura generale coinvolti nel procedimento che ha portato all’esclusione del partito.
Nella lista figura inoltre il giudice che ha condannato Lev Shlosberg, esponente di Yabloko, a undici anni e un mese di reclusione con l’accusa di aver screditato l’esercito russo e diffuso presunte “notizie false” sulla guerra contro l’Ucraina, insieme al procuratore di Stato che aveva chiesto una condanna analoga. Il Consiglio ha inoltre sanzionato i giudici coinvolti nei procedimenti contro altri due esponenti di primo piano di Yabloko, Maxim Kruglov e Nikolai Rybakov.
Parallelamente, il Consiglio ha adottato misure restrittive contro altri dieci individui e diciassette entità ritenuti responsabili della deportazione sistematica e illegale e del trasferimento forzato di bambini ucraini verso la Federazione Russa e all’interno dei territori temporaneamente occupati, nonché della loro assimilazione forzata attraverso indottrinamento ed educazione militarizzata.
Tra le entità sanzionate figurano il Comitato per il turismo della città di Mosca, società russe attive nei settori delle attività ricreative, del turismo e dell’intrattenimento per bambini, oltre a campi estivi e centri sportivi coinvolti, secondo il Consiglio, in programmi di riorientamento culturale, propaganda ed educazione militare-patriottica.
Tra le figure di maggiore rilievo colpite dalle nuove misure figura il presidente della Repubblica del Tatarstan, Rustam Minnikhanov, accusato dall’UE di aver agevolato la deportazione illegale di bambini ucraini verso campi situati nella sua regione.
La deportazione e il trasferimento forzato di minori rappresentano uno degli aspetti più controversi della guerra. Le autorità ucraine hanno identificato oltre 20.000 bambini trasferiti o deportati dalla Russia dall’inizio dell’invasione su vasta scala.
Le persone inserite nelle liste sono sottoposte al congelamento dei beni e al divieto per cittadini e imprese dell’Unione europea di mettere a loro disposizione fondi o risorse economiche. Per le persone fisiche è previsto inoltre il divieto di ingresso e transito nel territorio dell’UE.
[articolo a cura di Giacomo Cellupica]

